amianto

Quando si parla di cemento-amianto, conosciuto anche come eternit, si fa riferimento a un materiale naturale altamente resistente che a partire dall’inizio dello scorso secolo venne ampiamente utilizzato nell’edilizia e per numerosi oggetti di uso quotidiano, a causa delle sue qualità ignifughe oltre che per una particolare struttura fibrosa che gli conferisce proprietà isolanti. Non è raro trovare, in abitazioni civili costruite o ristrutturare in quel dato periodo, ampie sezioni costituite da eternit, dalle coperture per garage alle grondaie o anche le canne fumarie, i tubi, le piastrelle e i rivestimenti per tetti e pareti.

Verso metà ‘900 però, giunsero le prime avvisaglie del pericolo cui si era andati incontro. Venne scoperto che le polveri rilasciate dall’amianto risultano dannose per l’uomo, siccome le microscopiche fibre di cui è composto possono essere assimilate per vie respiratorie e provocare seri danni alla salute.

Fin quando il cemento-amianto si mantiene in condizioni stabili di integrità non vi è verosimilmente rischio, ma appena diventa friabile le sue superfici iniziano sfaldarsi rilasciando le fibre potenzialmente inalabili: il rischio diventa reale e difficilmente controllabile.

Nonostante la resistenza del materiale, talvolta non è assolutamente necessario che l’amianto venga manipolato o lavorato: affinché avvenga il rilascio delle fibre è sufficiente anche il semplice effetto dell’usura, l’esposizione a correnti d’aria o agli urti.

Sono consigliabili quindi interventi di rimozione orientati allo smaltimento di questo materiale obsoleto e non riutilizzabile.

Secondo legge l’amianto può essere rimosso e smaltito solo da personale specializzato e certificato, passando attraverso l’autorizzazione del comune e il controllo preventivo dell’ASL. Il personale qualificato ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per cautelarsi dall’esposizione ai rischi.

Dopo una prima valutazione di pericolosità dell’amianto, nel caso l’eternit risultasse danneggiato e quindi a rischio di rilascio fibre si procede con degli interventi di bonifica.

I metodi di bonifica riconosciuti sono tre: la rimozione, previo specifico trattamento, delle lastre, atta al conferimento delle stesse in una discarica autorizzata per lo smaltimento. Il confinamento, ovvero limitare il degrado dell’eternit applicando delle sovra coperture rigide, come lamiere o pannelli. L’incapsulamento, ovvero trattare il materiale con delle sostanze sintetiche che inglobano le lastre e ne rendono di nuovo compatta la superficie.

Vi è poi un metodo di bonifica radicale che viene denominato “rimozione e smaltimento”. Rappresenta il massimo dell’efficacia e un’operazione completa: include infatti ognuno dei metodi di bonifica precedenti per isolare e rimuovere l’eternit e trasportarlo, nella massima sicurezza, alla più vicina discarica autorizzata, con conseguente smaltimento.