Fredoom Tower (parte terza)

Del “One World Trade Center”, ne abbiamo già parlato almeno due volte, nel nostro blog.  E ne parliamo ancora volentieri dopo aver letto quest’interessante articolo apparso su america24.com e scritto da Alessandro Tapparini. Lo riportiamo integralmente.

Quello che la “Freedom Tower” ha tagliato la settimana scorsa non era un traguardo serio: ha raggiunto il centesimo piano, ma solo perché quelli dal 94esimo al 99esimo semplicemente non esistono. Quello che ha raggiunto ieri, invece, è un traguardo reale e dal valore simbolico enorme: ha finalmente raggiunto un’altezza superiore a quella del mitico Empire State Building, ed è così ufficialmente diventata, prima ancora della sua ultimazione, il grattacielo più alto di New York, riprendendosi il primato che le Torri Gemelle del primo World Trade Center avevano detenuto dal 1973 (precisamente il 4 aprile: avrebbero compiuto 39 anni proprio oggi) sino a quel terribile Undici Settembre del 2001.

Non solo: una volta ultimata, quella che formalmente si chiamerà solo “1 World Trade Center” diverrà l’edificio più alto di tutta l’America, spodestando – anche se solo con l’antenna e non con la quota del tetto vero e proprio - il principale grattacielo di Chicago, quello che per decenni si è chiamato Sears Tower (perché di proprietà della omonima società, quella che ha inventato le vendite per corrispondenza) e che tre anni fa, avendo cambiato padrone, è stato ribattezzato Willis Tower. 

Sears Tower

La competizione tra New York e Chicago è un grande classico della storia dei grattacieli, sin da quando in grattacieli esistono.

 

Home Insurance Building

L’Home Insurance Building che venne costruito a Chicago nel 1885 (appena dieci piani, oggi fa tenerezza) viene considerato il primo grattacielo della storia (cioé il primo edificio sorretto da uno scheletro di travi metalliche anziché dalle tradizionali opere murarie). I primi esperimenti architettonici del genere vennero condotti proprio lì, complice l’esigenza di ricostruire il centro della città distrutto da un incendio nel 1871, e sono per l’appunto passati alla storia come “scuola di Chicago”. Al contempo, lo stesso tipo di impresa cominciò ad essere sperimentata anche a Lower Manhattan e subito scattò la competizione. Proprio come con le torri dell’Italia rinascimentale; ma questo nuovo tipo di giganti, ospitando al proprio interno le nuove grandi corporation, rappresentavano anche qualcosa di assolutamente nuovo, di radicalmente moderno e quindi radicalmente americano. Una fuga in verticale della città, destinata a rivoluzionare i canoni tradizionali dell’urbanistica. A Washington i parlamentari, spaventati da quell’irrefrenabile gigantismo capitalista, si affrettarono ad approvare una apposita legge che aggiungeva al piano regolatore del District of Columbia dei limiti di altezza per gli edifici che garantissero che nessun palazzo privato potesse fare ombra al Campidoglio. Quei limiti sono ancora in vigore: ecco spiegato perché a Washington DC i grattacieli sono quasi assenti, mentre New York vanta lo skyline più affascinante del mondo, ancor oggi “inseguito” da quello di Chicago.

Nello stesso anno in cui le Torri Gemelle del primo World Trade Center avevano strappato all’Empire State il primato newyorkese, la Sears Tower aveva raggiunto addirittura quello mondiale, che detenne sino al 1998, quando è stata superata dalle Petronas Tower di Kuala Lumpur, in Malesia.

 

Petronas Twin Towers

La città di Obama ha poi tentato di “rilanciare” consolidando almeno il suo primato americano, quando nel 2006 ha avviato la costruzione del “Fordham Spire” di Calatrava, una mostruosa guglia a spirale tutt’ora in costruzione, che se mai verrà ultimata (i lavori procedono con difficoltà) raggiungerà l’altezza di duemila piedi, cioé 610 metri.

 

Fordham Spire

Per ora, comunque, il primato spetta alla Freedom Tower, che oggi è alta 1250 piedi e una volta ultimata ne misurerà 1776, cioé circa 540 metri (a ricordare l’anno dell’indipendenza americana – in realtà ci arriverà solo con l’antenna perché l’ultimo piano, il 104esimo, sarà alto 1368). A quel punto la torre principale del nuovo World Trade Center sarà non solo il grattacielo più alto d’America, ma anche l’edificio più alto del mondo interamente adibito ad uffici – primato che strapperà alla Taipei 101 di Taiwan – nonché l’edificio più alto dell’Occidente ed il terzo più alto del mondo in assoluto, secondo solo al Burj Khalifa di Dubai e al nuovo Hotel Royal Clock Tower della Mecca.

Hotel Royal Clock Tower

La Freedom Tower ha già conquistato anche un altro primato, non proprio invidiabile: è il grattacielo più costoso della storia. Il costo della sua costruzione, inizialmente stimato tra i due e i tre miliardi di dollari, ha infatti recentemente superato i 3,8 miliardi. Tanto per rendere l’idea, la costruzione del Burj Khalifa di Dubai era costata “solo” un miliardo e mezzo. Dopo la devastazione dell’Undici Settembre, la ricostruzione del World Trade Center era rimasta ferma per oltre otto anni, anche a causa dell’interminabile braccio di ferro tra le associazioni dei parenti delle vittime, che volevano solo un memoriale ai caduti, e la Silverstein Properties, la società che aveva acquistato il “vecchio” WTC appena sei settimane prima dell’attentato, e che voleva una ricostruzione fatta di soli grattacieli commerciali. Alla fine l’architetto Daniel Libeskind ha risolto l’empasse ideando un originale compromesso/connubio tra entrambe le strutture.

Una volta partiti, però, i lavori sono stati portati avanti a tempo di record, come si è ben visto nelle immagini diffuse lo scorso settembre in occasione del decennale dell’attentato e dell’inaugurazione del memoriale ai caduti. Se all’Undici Settembre del 2010 la costruzione era al 36esimo piano, ai primi di maggio del 2011, quando il cantiere venne visitato per la prima volta dal presidente, era al 64esimo piano, e a ferragosto era al 78esimo. Il fatto è che quello che opera nel sito che probabilmente presto ci abitueremo a non chiamare più “Ground Zero” non è un cantiere qualunque, non è un cantiere normale. La Freedom Tower, benché ancora vuota ed incompleta, la notte viene illuminata faraonicamente, senza badare a spese, e in occasione di vari eventi le luci si colorano come sulla cuspide dell’Empire State: tricolori per il Quattro Luglio, verdi per San Patrizio, porpora quando l’arcivescovo della città, Timothy Dolan, è stato promosso cardinale. Giorno e notte brulica attorno alle torri in costruzione una disciplinata frenesia, un andirivieni di camion e betoniere, cui la città sembra essersi abituata e quasi affezionata. L’incedere dei lavori viene costantemente documentato da svariate webcam e dalle foto che vengono quotidianamente pubblicate su Twitter dai newyorkesi, dai turisti, ma soprattutto sull’account ufficiale @WTCProgress.

Certo, i costi esorbitanti della costruzione si traducono i prezzi esorbitanti nella vendita e questo di certo non aiuta, in un momento di doppia recessione e di crisi epocale del mercato immobiliare. Ma in fondo anche l’Empire State Building venne inaugurato anticiclicamente in piena Grande Depressione, e rimase vuoto per un bel po’ (venne soprannominato “Empty State Building”). Crisi o non crisi, quando un grattacielo è molto più di un qualunque grattacielo alla fine qualcosa si muove. E infatti qualcosa si sta muovendo. Un anno fa si è appreso che la famosa casa editrice Condé Nast (quella, per intenderci, che pubblica Vogue, il New Yorker, AD e Vanity Fair), ha preso in affitto per 25 anni 100mila metri quadrati della Freedom Tower (pari a venti piani dell’edificio) per farne la sua nuova sede. Canone di locazione: due miliardi di dollari. A gennaio di quest’anno si è aggiunta la notizia che la Freedom Tower ospiterà anche la sede di uno degli studi legali più prestigiosi di New York, lo storico Chadbourne & Parke, che traslocherà lì dal Rockefeller Center.