Alberto Apostoli progetta il Flagship di FAAS - Medical SPA, a Lijiang.

01/01/1970

Aperto in Cina, nella storica città di Lijiang (Patrimonio Unesco), la prima SPA medicale del marchio FAAS; un centro estremamente all’avanguardia che ha come focus l’utilizzo delle cellule staminali e un innovativo pacchetto di trattamenti anti-aging.

Lijiang è una città-prefettura, patrimonio dell’Umanità, situata nella provincia dello Yunnan. Grazie alla sua bellezza paesaggistica e urbanistica è diventata, negli ultimi anni, un’ambita meta di turismo. La città è caratterizzata da edifici dallo stile architettonico tradizionale locale, vincolati da ferree regole di preservazione.

L’opera di salvaguardia dell’involucro storico dell’edificio, infatti, è stato il punto di partenza del progetto dello Studio Apostoli, che ha voluto creare un forte contrasto con l’interior design dall’aspetto futuristico e high tech.

L’idea progettuale

Lo Studio Apostoli, per elaborare il proprio concept, è partito dalla Mission del brand, ovvero offrire trattamenti beauty anti-invecchiamento attraverso la ricerca sulle cellule staminali. Una spa dunque, a tutti gli effetti, con marcati connotati scientifici per la presenza di un laboratorio di ricerca all’interno dello stesso spazio.

Un servizio così all’avanguardia proposto in una location così storica ha fatto nascere la voglia di osare e di proporre un dualismo estremo, partendo dall’immagine della cellula per arrivare ad un’idea di interior design molto spinta.

La cellula staminale come elemento trasformista, dunque, poiché in grado di assumere le caratteristiche desiderate e come parte di un sistema che invade gli spazi esistenti dando vita a nuovi tessuti. Da qui l’idea per il Concept design del centro.

Si è immaginato di calare degli elementi dalle forme organiche all’interno di spazi che perdono la loro definizione in quanto tale, diventando reticolo di connessioni materiche e luminose.

Una sorta di astrazione spazio temporale, in cui gli ambienti e gli arredi perdono la loro connotazione di spazi medici e asettici e, invasi da queste nuove forme, diventano esperienziali, dove il cliente viene proiettato nel futuro del trattamento cosmetico non solamente nel servizio, ma anche nell’involucro di tale servizio.

I cardini del progetto sono la fusione tra funzione medica e funzione SPA, creando un ambiente confortevole per il paziente/cliente, attraverso l’utilizzo di textures e trasparenze che danno movimento alle linee rigorose e grazie all’impiego di forme organiche che garantiscono un taglio futuristico nell’immagine del centro.

 

Il Concept architettonico.

Il progetto nasce dalla connotazione estremamente definita dell’edificio, una serie di volumi separati, connessi tramite coperture e terrazzi e superficialmente scanditi da moduli parzialmente finestrati e parzialmente rivestiti in legno, tipici degli edifici tradizionali della zona. L’esistenza di diversi volumi separati ha portato ad un’automatica divisione degli spazi in base alle funzionalità: reception/amministrazione, laboratorio di ricerca, spazi dedicati allo staff e ambulatori al piano terra, cabine trattamento al piano primo.

 

Esternamente l’edificio presenta una forte connotazione autoctona: spazi severi e geometrici, sebbene estremamente materici, e compenetrazione di architettura con elementi naturali quali giardini secchi e fontane d’acqua, generano un edificio che subito suggerisce rigore, funzionalità e tranquillità. Le partizioni vetrate creano una connessione tra esterno ed interno.

Il progetto di interior design si fonda su due elementi cardine, come detto in precedenza: la cellula e la rete di connessioni.

Questi elementi sono ripresi con diversi espedienti in tutti gli spazi identificati dal progetto.

Dalla vetrata in ingresso si nota subito un elemento a reticolo che caratterizza fortemente lo spazio e cela, alle sue spalle, una scala dal look minimal che conduce ai servizi del piano superiore. Lo stesso pattern è ripreso poi nella zona reception per celare alcuni pilastri esistenti, mimetizzandoli col resto degli ambienti.

Già dalla zona di accesso all’edificio si intuisce quello che è il tratto distintivo del progetto di interior: tagli di luce che si incrociano tra loro riproponendo la rete cellulare che era alla base del concept. Gli spazi risultano quasi smaterializzati e definiti da nuove geometrie, in cui si dissolve la distinzione tra pareti, pavimento e soffitto, ma prendono significato diversi inserti materici e “pozze di luce” che si allargano sugli stessi fili luminosi.

   

Il progetto degli interni, rivelato man mano che dall’esterno si accede alla struttura, stupisce per il suo completo discostarsi dall’immagine esterna dell’edificio stesso, generando un senso di sorpresa nell’ospite, ma connotando anche lo spazio di un’immagine estremamente tecnologica e avanguardistica, pur con mezzi semplici e l’impiego di pochi materiali, senza impiego di domotica, puntando solo sulla dissolvenza degli spazi e sulle geometrie scardinate.

La pittura bianca e rigorosa è alternata ad inserti in legno e vetro che presenta tramature materiche al suo interno, dando movimento e vitalità allo spazio.

Al piano superiore, interamente dedicato alle consulenze specifiche e ai trattamenti sui pazienti, si è mantenuto lo stesso concept del piano inferiore, ma leggermente diluito nel suo impatto. Il pavimento resta neutrale e privo di linee luminose, mentre su pareti e soffitto viene mantenuto il gioco di smaterializzazione, alternando i tagli di luce a linee scure e materiche a contrasto.

In questo caso si è voluto dare maggiore risalto all’aspetto medico, piuttosto che a quello ludico, alleggerendo l’impatto così coinvolgente dei giochi luminosi che si dipanano lungo tutti i percorsi.

L’architetto Apostoli commenta così l’opera ultimata: “un progetto olistico, fonte di due concetti contrapposti ma non necessariamente alternativi: tradizione e innovazione. Si tratta di un connubio mutuato dalla cultura taoista e dal desiderio di ribadire l’equilibrio tra Yin e Yang che, in Cina, risulta oggi ancora più consolidato”.